Trombosi

Trombosi, cos’è? Trombosi è un termine che indica la formazione di un trombo all’interno di  vene o arterie del corpo umano. In presenza di una ferita il sangue tende a solidificarsi  nei cosiddetti coaguli sanguigni, in un processo naturale conosciuto con il nome di coagulazione che preserva l’organismo da pericolose emorragie. Tuttavia, in alcuni soggetti e in certe fasi della vita, i processi di coagulazione sono soggetti ad anomalie che determinano l’insorgere di trombi fra i vasi sanguigni, laddove non c’è una ferita: siamo in presenza di una trombosi.

Un trombo è un’otturazione più o meno estesa del vaso, che a seconda delle sue dimensioni può ostruire in parte o totalmente il passaggio del sangue, e  conseguenzialmente dell’ossigeno, verso i tessuti. La trombosi può degenerare in embolia polmonare, problemi cardiaci o ictus quando il trombo si immette nella circolazione e raggiunge i tessuti vitali.

Trombosi, classificazione

trombosiIn medicina le trombosi si suddividono in trombosi venose e trombosi arteriose, a seconda di dove si trova il trombo. In questa pagina noi ci occuperemo essenzialmente delle trombosi venose che si distinguono a loro volta in trombosi venosa profonda e trombosi venosa superficiale. Come deducibile, la prima riguarda le vene più interne e profonde dell’organismo, mentre la seconda quelle a pelle ed è quasi sempre considerata una trombosi “benigna”.

La trombosi venosa profonda si manifesta solitamente nelle vene delle gambe, in prossimità di cosce o polpacci. Si tratta della forma di trombosi più pericolosa perchè nel 25% dei casi il trombo si mischia al flusso sanguigno esponendo il soggetto ai rischi di un’ embolia polmonare.

trombosi venosa profonda, sintomi

La trombosi venosa profonda nel 50% dei casi si manifesta senza alcun sintomo. L’assenza di sintomi la rende molto subdola, poichè chi ne è colpito molto spesso ignora la sua esistenza e la sua pericolosità.
Tuttavia nel restante 50% dei pazienti è possibile rilevare alcuni sintomi che sono caratteristici della trombosi. Fra questi ricordiamo:

  • dolore o sensibilità nella zona colpita, ad una gamba o ad ambedue, principalmente quando si cammina o si è in piedi.
  • Un fastidio al polpaccio paragonabile a quello provocato da un crampo.
  • Sensazione di calore alla gamba colpita.
  • Vene in superficie più visibili. Anche il loro colore può modificarsi  divenendo bluastro o pallido.

In presenza di questi sintomi è bene contattare il proprio medico.

Trombosi venosa profonda, cause

La trombosi venosa profonda può manifestarsi in qualsiasi soggetto. Tuttavia esistono tre fattori che ne aumentano notevolmente la percentuale di incidenza, conosciuti in medicina col nome di triade di Virchow:

  • inattività e alterazione del flusso sanguigno
  • Ipercoagulabilità
  • Danni endoteliali o lesioni alle pareti dei vasi sanguigni.

L’alterazione del flusso sanguigno  è la causa più comune di trombosi. Tale condizione si verifica quando il flusso sanguigno subisce delle modifiche, ad esempio nel caso in cui un individuo mantenga una stessa posizione per un periodo di tempo molto esteso; sono a rischio tutti i soggetti costretti a letto o che viaggiano a lungo in auto o in aereo senza la possibilità di poter sciogliere i propri arti. I coaguli  possono risolversi spontaneamente quando il soggetto recupera la mobilità, ma talvolta questo non è sufficiente.

L’ipercoagulabilità è una condizione che determina un eccesso di coagulazione del sangue. In un organismo in salute il processo di coagulazione non interferisce sul regolare afflusso di sangue nelle vene. Tuttavia, in presenza di ipercoagulabilità il sangue coagula molto più facilmente e tali coaguli permangono oltre una soglia critica, trasformandosi in trombi. È determinata da patologie ai vasi sanguigni come l’ateriosclerosi il cancro o l’epatite. Il fumo, uno stile di vita sedentario, l’anzianità e la gravidanza sono fattori che possono sfociare in ipercoagulabilità. Le condizioni genetiche che la favoriscono sono il deficit di antitrombina III, carenze di vitamine S e C e la sindrome nefrosica.

I danni all’endotelio comprendono le lacerazioni alla parete vascolare più prossima al sangue. Il tessuto endoteliale riveste i vasi sanguigni e le pareti del cuore, quando esso subisce un danno il sangue entra a contatto col tessuto sottostante che è altamente coagulante. I danni al tessuto possono essere provocati da fratture, gravi problemi muscolari, ipertensione, piercing, tagli di vario genere o dal contatto con i batteri.

Trombosi venosa profonda, Diagnosi

Non è semplice per il medico eseguire una diagnosi di trombosi venosa profonda. Una descrizione dei sintomi e la storia clinica del paziente sono alla base della formulazione della prima diagnosi, ma affinchè essa sia  certa al 100% potrebbero essere indispensabili alcuni test:

  • test a ultrasuoni – l’ecografia è il metodo più utilizzato per avere un quadro completo della salute del sangue nelle vene delle gambe.
  • Venografia – Se l’ecografia non fornisce una diagnosi chiara – ciò accade molto di rado – questo test può essere utilizzato come prova del nove, iniettando del colorante nella vena che funga da mezzo di contrasto per la radiografia.
  • D-dimero – La diagnosi con test D -dimero non è probatoria al 100%. Tramite esame del sangue viene rilevata la presenza di D-dimero, una sostanza associata ai processi di coagulazione sanguigna. Percentuali alte di D-dimero  non implicano necessariamente trombosi venosa profonda, tuttavia un esame negativo può escluderla con sicurezza.

Terapia trombosi venosa profonda

La terapia per la trombosi venosa profonda ha essenzialmente tre obiettivi:

  • Ridurre le dimensioni dei trombi.
  • Evitare complicanze come embolia polmonare o sindrome post-trombotica.
  • Far si che la trombosi non si ripresenti.

Una volta formulata la diagnosi di trombosi il medico procederà alla somministrazione di farmaci anticoagulanti. Essi sono essenzialmente due:
Eparina e Warfarin.
Il primo è assunto tramite iniezione o per via endovenosa, mentre il secondo in forma di pillola.
Il Warfarin inizierà ad agire  qualche giorno dopo l’eparina e potrebbe essere indispensabile prenderlo per circa tre mesi dall’inizio della terapia. Alle donne in gravidanza  non è generalmente prescritto il Warfarin prima della nascita del bambino.
Il paziente non è obbligato a trascorrere in ospedale la sua degenza, purchè continui ad essere seguito dal medico e le sue condizioni siano attentamente monitorate con i test specifici per il rilevamento di trombosi. Per i due anni che seguono l’episodio di trombosi potrebbe essere consigliato l’uso di calze a compressione graduata al fine di applicare una compressione alta di 30-40 mm hg alle caviglie e una più bassa ai polpacci.
Per alleviare i dolori, qualora presenti, può essere prescritto ibuprofene.

Trombosi venosa superficiale

La trombosi venosa superficiale a differenza di altre trombosi non è una patologia pericolosa, tuttavia non va ignorata poichè nel 20% dei casi essa può degenerare in trombosi venosa profonda.
Colpisce le vene in superficie di dimensioni ridotte; è molto raro che un trombo formatosi in vene piccole rappresenti una minaccia per i vasi sanguigni polmonari, anche qualora esso vada in circolo. Tuttavia, poichè tale evento può comunque verificarsi, le dimensioni del trombo vanno tenute sotto controllo.
La principale causa di trombosi venosa superficiale sono le vene varicose, vene allargate dal diametro superiore ai 3 mm dove la circolazione sanguigna avviene più lentamente, determinando eccessiva coagulazione.
I sintomi della trombosi venosa superficiale sono calore all’arto colpito, gonfiore e un colorito roseo della pelle in prossimità del trombo. La terapia si avvale dell’ausilio di calzature a compressione graduata e impacchi caldi alle estremità degli arti. Molto raramente nella cura della trombosi venosa superficiale il medico ricorrerà all’uso di anticoagulanti, a meno che il trombo non si trovi all’interno di vene grandi come la grande safena della coscia.